Teatro dell’Otium
Note di Regia
contenuto in Stefano Ossicini, da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 2011, Scienza Express 2013.
Se gli uomini di scienza, intimiditi dai potenti egoisti, si limitano ad accumulare
sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, e le vostre nuove macchine
non saranno fonte che di nuovi triboli per l’uomo. E quando, coll’andar del tempo, avrete
scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento
dall’umanità. Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che, un giorno, a ogni
vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale.
Bertolt Brecht, Vita di Galileo
16. “Il contenuto della fisica riguarda solo i fisici, i suoi effetti riguardano tutti.”
17. “Ciò che riguarda tutti può essere risolto soltanto da tutti.”
Friedrich Dürenmatt, 21 punti su «I fisici»
Scienza e teatro sono indiscutibilmente connessi. Si pensi ai teatri anatomici, luoghi ad anfiteatro dove avvenivano le dissezioni dei cadaveri, prima luoghi mobili e poi, a partire dalla fine del Cinquecento – con la vera e propria esplosione dell’interesse per la scienza – luoghi stabili ancora oggi visitabili°. Teatro come luogo del vedere, del conoscere, del riflettere sul significato nascosto delle cose. Spesso, quindi, la scienza, il ruolo dello scienziato, soprattutto a partire dal Novecento, viene messo in discussione attraverso il teatro, il dramma, o addirittura il paradosso (ad esempio in Dürenmatt). La bomba atomica, l’umanità stessa che crea ciò che potrebbe definitivamente distruggerla, pone concretamente in primo piano la questione della ricerca della conoscenza, del titanismo, di quanto sia lecito spingersi oltre e fino a che punto. L’etica è inscindibile dalla scienza, la logica del profitto ha prodotto e produce contraddizioni, l’oggi è caratterizzato dalla perdita di contatto con il concreto, dallo scollamento dal senso di responsabilità.
E, quindi, sembra lecito continuare sì con la discussione sulla scienza, ma in stretta connessione rispetto al ruolo dello scienziato nella società. In Non ho nulla da rimproverarmi – Stoccolma e dintorni 1911°°, il collegare la posizione della donna nella scienza al fenomeno del suffragismo serve a togliere quell’aura distaccata del ruolo dello scienziato. “La conoscenza è di tutti”, afferma Marie Curie nel testo, ovvero lo scienziato deve agire per il bene comune, e non esimersi dal rendersi attivo trasformatore del presente. "Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène (1897-1956), Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi, contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna.
Il testo, fondato su conversazioni rubate a momenti quotidiani, è contrappuntato dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica. Le foto sono ritratti dei protagonisti della vicenda, documentazioni delle manifestazioni delle suffragette del tempo e sembrano quasi una traccia lasciata sulla sabbia, un’impronta fossile. Esse fanno parte della serie “Satura” creata dall’artista Flavio Romualdo Garofano°°°, così da lui presentata:
Montale, nel suo quarto periodo, concepisce il tempo come nemico. Fouridaltempo è il luogo dove il tempo è sconfitto, e con esso ogni cosa misurabile: è la vera vita. Il tempo oltre a lasciare la sua traccia visiva sul nostro corpo lotta contro il nostro passato. Pochi sono i ricordi che sopravvivono, quasi nessuno, all'usura. Perdiamo ogni giorno dettagli. Questo è ancor più vero se viviamo una precarietà... “SATURA” è un lavoro, una ricerca visiva sul tema del ricordo e del ruolo del tempo.
La terza serie di immagini è invece dedicata ai ritratti di antichi strumenti scientifici. Ancora Garofano:
Le immagini di fondo non sono negativi. Il concetto è quello degli album da matrimonio vecchi. Ogni foto era anticipata da una pagina fatta di carta velina che proteggeva l'immagine e nello stesso tempo la svelava in parte. Questo aumentava il desiderio, la curiosità di ricercare i volti noti o i momenti che si volevano rivivere. E questo mi ha portato a sottolineare l'importanza della ricerca in ambito scientifico. Sapevo che lo spettatore avrebbe cercato di riconoscere l'oggetto, di svelarlo ai suoi occhi.
Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. Per i fenomeni di idrodinamica e dinamica dei materiali discreti relativi agli studi sulla formazione delle ondulazioni della sabbia, a partire dai lavori originali di Hertha Ayrton, Carlo Poggioli ha costruito due cilindri in plexiglas, riempiti di acqua e ghiaietto colorato che forniti di una luce subacquea al loro interno, hanno ricreato al contempo il moto ondulatorio del liquido e il colore fluorescente del radio. A questi si aggiunge una grossa vasca di 1,50 x 60 cm, in grado di basculare su un apposito meccanismo facendo così oscillare l’acqua e mettere in moto il ghiaietto formando diverse figure ondulanti, sulla superficie bianca illuminata dal basso; l’effetto scenico è stato amplificato da una video installazione dell’artista Chiara Balsamo. Per generare le scariche elettriche si è utilizzata una macchina elettrostatica – ideata dall’inglese James Wimshurst nel 1883 – costituita da due dischi uguali di plexiglas che, mediante una manovella, vengono fatti ruotare in verso opposto. Attraverso un dispositivo a pettine per la raccolta delle cariche generate per strofinio e di due bottiglie di Leyda per il loro immagazzinamento, si riesce a accumulare quantità notevoli di carica e a stabilire grandi differenze di potenziale fra i due poli fino allo scatenarsi della scarica. Anche in questo caso l’azione sulla scena è stata amplificata attraverso una seconda video installazione di Chiara Balsamo.
A completare l’impianto scenografico, le creazioni artistiche in cartone pressato di Aldina Gozzi°°°° e fra queste un albero di Natale creato appositamente per lo spettacolo, omaggio all’amore della Curie per la geometria, costruito sulla sovrapposizione di cinque figure geometriche (esagono, pentagono, cerchio, quadrato, triangolo) come richiamo ai solidi platonici. Un oggetto simbolico che nella sua progressiva entrata in scena può essere letto come mero abete di Natale o come lenta costruzione delle ramificazioni del sapere. Con la scelta degli arredi in cartone, inoltre, si è voluto giocare sulle consistenze, il cartone appunto, materiale fragile e facilmente deperibile, può ricreare strutture solide e durature nel tempo senza mai perdere la caratteristica leggerezza. Materiali poveri, come agglutinati anche nella presenza delle patate in scena, e del materiale sbucciarle - il fare scientifico è concreto, è quotidiano.
°Come il teatro anatomico dell’Università di Padova all’interno del Palazzo del Bo nel 1594, o il teatro anatomico dell'Università di Bologna costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio.
°°Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 di Stefano Ossicini; regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini; con Sara Bucci (Barbara Ayrton), Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton), Viviana Piccolo (Irène Curie), Cristiana Raggi (Marie Curie); video di Chiara Balsamo; arredi di scena di Aldina Gozzi; foto e video editing di Flavio Romualdo Garofano; macchine di Carlo Poggioli.
°°°Per approfondimenti si rimanda al blog personale dell’artista: http://flavioromualdo.blogspot.com.
°°°°http://www.aldinaprogetti.it/
