Visualizzazione post con etichetta teatro civile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta teatro civile. Mostra tutti i post

14 ottobre 2013

CANTIERE VYRYPAEV_ promosso da L’arboreto - Teatro Dimora e l'Associazione culturale Big Action Money _sabato 26, domenica 27 ottobre 2013

L’arboreto - Teatro Dimora, Mondaino
e l'Associazione culturale Big Action Money, Rimini

presentano

CANTIERE VYRYPAEV




sabato 26, domenica 27 ottobre 2013
primo movimento

SPAZIO BAM

Spadarolo di Rimini

Programma

sabato 26 ottobre

ore 16.00
Accoglienza partecipanti e apertura del Cantiere

ore 17.00
Una nuova voce nel teatro russo contemporaneo: Ivan Vyrypaev
a cura di Fausto Malcovati

ore 18.00
Coffee break

ore 18.30
Lettura di Genesi N. 2
di Ivan Vyrypaev, 2004
con Nicoletta Fabbri, Dany Greggio, Tomas Leardini
musiche dal vivo eseguite da Roberto Galvani e Simple Music
a cura di Teodoro Bonci Del Bene

ore 19.30
Cena

ore 21.00
Illusioni
di Ivan Vyrypaev, 2011
primo studio per uno spettacolo
a cura della Compagnia teatrale Big Action Money

ore 22.30
Riflessioni
a cura di Fausto Malcovati


Domenica 27 ottobre

ore 11.00
Colazione

ore 11.30
Proiezione del film
Euforia
di Ivan Vyripaev, 2006, 75'

ore 13.30
Pranzo

ore 15.00
Temi e variazioni: la poetica di Ivan Vyrypaev
a cura di Fausto Malcovati

ore 16.15
Lettura di UFO
di Ivan Vyrypaev, 2012
con Silvio Castiglioni
a cura di Teodoro Bonci del Bene

ore 17.00
Chiusura del primo movimento del Cantiere Vyrypaev
a cura di Fausto Malcovati, Fabio Biondi, Compagnia teatrale Big Action Money



Il Cantiere si avvale della collaborazione di Aliona Shumakova e Margherita De Michiel per introdurre i film di Ivan Vyryepav.

Tutti gli interventi saranno documentati.
I lavori del Cantiere Vyrypaev saranno raccolti in un Diario di Bordo a cura di Charlotte Ossicini, Dipartimento delle Arti, Bologna.

23 luglio 2013

Non ho nulla da rimproverarmi -Stoccolma e dintorni 2011; Note di Regia

Teatro dell’Otium
Note di Regia
contenuto in Stefano Ossicini, da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 2011, Scienza Express 2013.
Se gli uomini di scienza, intimiditi dai potenti egoisti, si limitano ad accumulare
sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, e le vostre nuove macchine
non saranno fonte che di nuovi triboli per l’uomo. E quando, coll’andar del tempo, avrete
scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento
dall’umanità. Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che, un giorno, a ogni
vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale.
Bertolt Brecht, Vita di Galileo

16. “Il contenuto della fisica riguarda solo i fisici, i suoi effetti riguardano tutti.”
17. “Ciò che riguarda tutti può essere risolto soltanto da tutti.”
Friedrich Dürenmatt, 21 punti su «I fisici»


Scienza e teatro sono indiscutibilmente connessi. Si pensi ai teatri anatomici, luoghi ad anfiteatro dove avvenivano le dissezioni dei cadaveri, prima luoghi mobili e poi, a partire dalla fine del Cinquecento – con la vera e propria esplosione dell’interesse per la scienza – luoghi stabili ancora oggi visitabili°. Teatro come luogo del vedere, del conoscere, del riflettere sul significato nascosto delle cose. Spesso, quindi, la scienza, il ruolo dello scienziato, soprattutto a partire dal Novecento, viene messo in discussione attraverso il teatro, il dramma, o addirittura il paradosso (ad esempio in Dürenmatt). La bomba atomica, l’umanità stessa che crea ciò che potrebbe definitivamente distruggerla, pone concretamente in primo piano la questione della ricerca della conoscenza, del titanismo, di quanto sia lecito spingersi oltre e fino a che punto. L’etica è inscindibile dalla scienza, la logica del profitto ha prodotto e produce contraddizioni, l’oggi è caratterizzato dalla perdita di contatto con il concreto, dallo scollamento dal senso di responsabilità.
E, quindi, sembra lecito continuare sì con la discussione sulla scienza, ma in stretta connessione rispetto al ruolo dello scienziato nella società. In Non ho nulla da rimproverarmi – Stoccolma e dintorni 1911°°, il collegare la posizione della donna nella scienza al fenomeno del suffragismo serve a togliere quell’aura distaccata del ruolo dello scienziato. “La conoscenza è di tutti”, afferma Marie Curie nel testo, ovvero lo scienziato deve agire per il bene comune, e non esimersi dal rendersi attivo trasformatore del presente. "Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène (1897-1956), Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi, contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna.
Il testo, fondato su conversazioni rubate a momenti quotidiani, è contrappuntato dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica. Le foto sono ritratti dei protagonisti della vicenda, documentazioni delle manifestazioni delle suffragette del tempo e sembrano quasi una traccia lasciata sulla sabbia, un’impronta fossile. Esse fanno parte della serie “Satura” creata dall’artista Flavio Romualdo Garofano°°°, così da lui presentata:

Montale, nel suo quarto periodo, concepisce il tempo come nemico. Fouridaltempo è il luogo dove il tempo è sconfitto, e con esso ogni cosa misurabile: è la vera vita. Il tempo oltre a lasciare la sua traccia visiva sul nostro corpo lotta contro il nostro passato. Pochi sono i ricordi che sopravvivono, quasi nessuno, all'usura. Perdiamo ogni giorno dettagli. Questo è ancor più vero se viviamo una precarietà... “SATURA” è un lavoro, una ricerca visiva sul tema del ricordo e del ruolo del tempo.

La terza serie di immagini è invece dedicata ai ritratti di antichi strumenti scientifici. Ancora Garofano:

Le immagini di fondo non sono negativi. Il concetto è quello degli album da matrimonio vecchi. Ogni foto era anticipata da una pagina fatta di carta velina che proteggeva l'immagine e nello stesso tempo la svelava in parte. Questo aumentava il desiderio, la curiosità di ricercare i volti noti o i momenti che si volevano rivivere. E questo mi ha portato a sottolineare l'importanza della ricerca in ambito scientifico. Sapevo che lo spettatore avrebbe cercato di riconoscere l'oggetto, di svelarlo ai suoi occhi.

Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. Per i fenomeni di idrodinamica e dinamica dei materiali discreti relativi agli studi sulla formazione delle ondulazioni della sabbia, a partire dai lavori originali di Hertha Ayrton, Carlo Poggioli ha costruito due cilindri in plexiglas, riempiti di acqua e ghiaietto colorato che forniti di una luce subacquea al loro interno, hanno ricreato al contempo il moto ondulatorio del liquido e il colore fluorescente del radio. A questi si aggiunge una grossa vasca di 1,50 x 60 cm, in grado di basculare su un apposito meccanismo facendo così oscillare l’acqua e mettere in moto il ghiaietto formando diverse figure ondulanti, sulla superficie bianca illuminata dal basso; l’effetto scenico è stato amplificato da una video installazione dell’artista Chiara Balsamo. Per generare le scariche elettriche si è utilizzata una macchina elettrostatica – ideata dall’inglese James Wimshurst nel 1883 – costituita da due dischi uguali di plexiglas che, mediante una manovella, vengono fatti ruotare in verso opposto. Attraverso un dispositivo a pettine per la raccolta delle cariche generate per strofinio e di due bottiglie di Leyda per il loro immagazzinamento, si riesce a accumulare quantità notevoli di carica e a stabilire grandi differenze di potenziale fra i due poli fino allo scatenarsi della scarica. Anche in questo caso l’azione sulla scena è stata amplificata attraverso una seconda video installazione di Chiara Balsamo.
A completare l’impianto scenografico, le creazioni artistiche in cartone pressato di Aldina Gozzi°°°° e fra queste un albero di Natale creato appositamente per lo spettacolo, omaggio all’amore della Curie per la geometria, costruito sulla sovrapposizione di cinque figure geometriche (esagono, pentagono, cerchio, quadrato, triangolo) come richiamo ai solidi platonici. Un oggetto simbolico che nella sua progressiva entrata in scena può essere letto come mero abete di Natale o come lenta costruzione delle ramificazioni del sapere. Con la scelta degli arredi in cartone, inoltre, si è voluto giocare sulle consistenze, il cartone appunto, materiale fragile e facilmente deperibile, può ricreare strutture solide e durature nel tempo senza mai perdere la caratteristica leggerezza. Materiali poveri, come agglutinati anche nella presenza delle patate in scena, e del materiale sbucciarle - il fare scientifico è concreto, è quotidiano.


°Come il teatro anatomico dell’Università di Padova all’interno del Palazzo del Bo nel 1594, o il teatro anatomico dell'Università di Bologna costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio.
°°Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 di Stefano Ossicini; regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini; con Sara Bucci (Barbara Ayrton), Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton), Viviana Piccolo (Irène Curie), Cristiana Raggi (Marie Curie); video di Chiara Balsamo; arredi di scena di Aldina Gozzi; foto e video editing di Flavio Romualdo Garofano; macchine di Carlo Poggioli.
°°°Per approfondimenti si rimanda al blog personale dell’artista: http://flavioromualdo.blogspot.com.
°°°°http://www.aldinaprogetti.it/



10 ottobre 2011

24 ottobre 2011 Teatro dell'Otium al Festival dellla Scienza di Genova


Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911

di Stefano Ossicini

regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini

con
Sara Bucci (Barbara Ayrton)
Cristiana Raggi (Marie Curie)
Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton)
Viviana Piccolo (Irène Curie)

arredi di scena: Aldina Gozzi
foto e video editing: Flavio Romualdo Garofano
proiezioni: Chiara Balsamo
macchine: Carlo Poggioli

1911, Parigi. Marie Curie, accusata per la storia d'amore con il fisico Paul Langevin, è costretta a fuggire e a nascondersi. Sta per essere espulsa dalla Francia e il suo secondo premio Nobel è a rischio. Le viene chiesto di rinunciare. Resisterà, assieme alla figlia Irène e con il forte supporto dei suoi amici scienziati, a tutti gli attacchi e andrà a Stoccolma a ritirare il premio mostrando grande coraggio civile. In seguito si rifugerà a Londra dalla sua migliore amica, la scienziata Hertha Ayrton, dirigente del movimento delle suffragette, allora nel suo momento più caldo.
Una storia vera, dove si mescolano vicende personali, amore per la ricerca e impegno sociale. Le figure sulla scena toccano diversi contenuti scientifici: la complessità del metodo sperimentale e la sua importanza nella didattica nella scuola secondaria, i nuovi campi aperti dalla ricerca sulla radioattività, il ruolo degli errori, le tematiche relative alle ricerche in fluidodinamica. Qui trova così il suo spazio il racconto del non facile rapporto fra scienza e società, ancora oggi estremamente attuale: il ruolo delle scienze di base rispetto a quelle applicate, la discussione relativa ai diritti d'autore, la proprietà intellettuale e i brevetti, e infine la posizione delle donne nella scienza. Sia Marie Curie che Hertha Ayrton sono due ricercatrici di grande valore che hanno trovato notevoli difficoltà nella libera espressione delle loro convinzioni, ma non hanno mai perso di vista la possibilità, una volta conseguito il successo, di aiutare altre donne nel lavoro scientifico.


Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 al Festival della Scienza

15 settembre 2011

Fondazione Duemila presenta "150_Omaggio alla città di Bologna. Ensamble di musica e parole"


Venerdì 7 Ottobre 2011
Ore 21.00
Piazza Santo Stefano
Ingresso libero
In caso di pioggia lo spettacolo si terrà presso
il Teatro Manzoni in via de’ Monari 3
Ingresso libero

Omaggio alla città di Bologna. Ensamble di musica e parole
















interventi
Gian Mario Anselmi, Adriana Lodi, Angelo Varni

letture a cura di
Rosanna Magrini

dramaturg Niccolò Baldari

interpreti
Dario Criserà, Vittorio Franceschi, Valentina Grasso,
Francesca Mazza

musiche
Giorgio Zagnoni con la Etno Jazz Pan Orchestra
Marco e Paolo Marcheselli, Fausto Carpani,
Luisa Cottifogli

coordinatore dell’evento
Angelo Colosimo


Fondazione Duemila

16 febbraio 2011

Niccolò Baldari

È dottore di Ricerca in Storia dell’arte e dello spettacolo, titolo conseguito presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi incentrata sulle riscritture dell’episodio biblico di Giuditta e Oloferne. Nel 2004 si laurea presso il DAMS di Bologna con una tesi sull’opera dello scrittore anarchico Pietro Gori (relatore Arnaldo Picchi). Nell’ambito delle ricerche su un teatro di matrice politica pubblica l’articolo, Il Canto Partigiano come espressione della Cultura popolare in Antonella Coppi (a cura di), Remus, Morlacchi, Perugia, 2008; Tutto il teatro è teatro politico in Charlotte Ossicini (a cura di), Arnaldo Picchi, iconografia di un regista pedagogo, “Culture Teatrali”, n. 17, autunno 2007, I Quaderni del Battello Ebbro; L’attentato a Mussolini: un esempio di drammaturgia anarchica durante il ventennio, Ricerche di S/Confine, vol. I, n. I, 2010.
Fra le altre pubblicazioni: Niccolo' Baldari, Charlotte Ossicini (a cura di-e di), Il testamento della zingara e altri racconti, Persiani Editore, Bologna 2008. Pubblicazione nata dal Festival Menabo'(1958-2008), un concorso multidisciplinare, creato dalle associazioni Teatro dell'Otium e Otiumstrasse, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna. Jane Avril. Dagli esperimenti clinici sull’isterismo femminile ai cafè-concerto di Parigi in via di pubblicazione e Nel salotto anti-borghese di Louis Aragon, anch’esso in via di pubblicazione.
In qualità di rappresentante legale dell’Associazione Culturale “Teatro dell’Otium”, organizza, all’interno della sede legale dell’Associazione, “Bellezza Orsini”, eventi di varia natura quali spettacoli teatrali, letture con musica dal vivo, concerti, conferenze, lezioni, mostre, laboratori. Tiene corsi di dizione e fonetica presso la sede dell’Associazione Culturale “Teatro dell’Otium” a Bologna e presso altri Circoli o Associazioni Culturali sul territorio bolognese.

13 novembre 2009

Utili Idioti _ Bologna 2 agosto 1980


UTILI IDIOTI
BOLOGNA 2 AGOSTO 1980
di
Giovanni de Leva
Niccolò Baldari
Regia:
Niccolò Baldari
Charlotte Ossicini
Musiche:
Umberto Cavalli
Alice Restani
Con:
Sara Bucci
Francesca Nipoti
Charlotte Ossicini


“Abbiamo bisogno di Utili Idioti che si agitino”. Tale proposito emerse nel corso del convegno organizzato a Roma dall’Istituto Pollio nel 1965, all’interno del quale prese corpo quella strategia della tensione che lega, come un filo rosso, le stragi di Piazza Fontana, di Peteano, di Piazza della Loggia, dell’Italicus e della stazione di Bologna. Da questa frase il titolo dello spettacolo che tenta di chiarire il retroscena della strage del 2 agosto, di svelarne burattini e burattinai. Noi crediamo che il Teatro possa divenire memoria storica, purché ricorra a documenti validi. Per la stesura di Utili idioti si è fatto riferimento, oltre agli atti del convegno Pollio, ad un’informativa della polizia pistoiese del 1948 su Licio Gelli, a “La nostra azione politica”, programma sequestrato a Lisbona nel 1974 e considerato uno dei più autorevoli manifesti della destra eversiva, agli atti del processo della Corte d’Assise di Bologna e a quelli della commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2. Documenti da cui emerge la collusione tra circoli atlantici, neofascisti, servizi segreti e P2, congiunti in un potere occulto capace di orientare la vita pubblica nazionale. Lo scopo perseguito era il controllo dei vertici politici e militari, il mezzo adottato il terrore. Lo dimostrano, tra l’altro, le eloquenti affermazioni del manifesto di Lisbona: “Il terrorismo dovrebbe colpire gli aerei, i treni, le strade per paralizzare la circolazione e rinchiudere così le persone a casa” e, più avanti, “Il terrorismo che dirigeremo distruggerà la fiducia nel potere costituito, disorienterà e dividerà, e alla fine ci garantirà l’adesione delle nostre stesse vittime”. Un crescendo di intenti che precipita nell’ultima, definitiva sentenza: “Occorre un’esplosione da cui non escano che i fantasmi”. Come rappresentare la strage di Bologna ed il progetto politico che ne fu all’origine? Tornando innanzitutto a quella stazione, la mattina del 2 agosto 1980. Evocando, in secondo luogo, le voci, una parrucchiera e una signora a sottolineare metaforicamente la trasversalità sociale del fenomeno, che pronuncino gli intenti, i proclami e le direttive del potere occulto. Svolgendo, infine, la trama in cui sono intessute tutte le stragi di stato italiane, attraverso l’incarnazione delle tre Moire: Cloto, Lachesi, Atropo che nella mitologia greca avevano rispettivamente il compito di svolgere il filo delle vicende umane, svelare i nomi ed attribuirne i ruoli, recidere il filo della vita, quale incarnazione del Fato, della morte, della giustizia. Cosicché utili idioti e gran maestri, burattinai e cavalieri escano da dietro le quinte e recitino il proprio ruolo, finalmente, sulla scena.
Quella mattina sono state assassinate 85 persone, ferite 200.
Cinque gradi di giudizio, dal 1987 al 1995, e relative sentenze hanno identificato esecutori e depistatori della strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Il 23 novembre 1995 la Corte Suprema di Cassazione ha condannato all’ergastolo come esecutori della strage Valerio Giuseppe Fioravanti e Francesca Mambro, per delitto di calunnia (depistaggio) Licio Gelli, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. E i mandanti? Nessun mandante.
Perché questo sipario sia infine sollevato e contro l’oblio del tempo è stato scritto Utili Idioti.