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02 luglio 2013

ECTOPLASMI - Mostra fotografica di Flavio Romualdo Garofano

Si segnala:

ECTOPLASMI
Amorosi (BN) – Cortile de Capua
6-15 luglio 2013 all'interno di AmoTe Festival http://www.amotefestival.it/il-festival/
orario 18:00 – 21:00
info e contatti al seguente link: http://www.amotefestival.it/contatti/

L'intera mostra è un incontro di diversi mondi: una sinergia di teatro, poesia e fotografia.
Teatro e fotografia hanno radice comune:

“Tuttavia (mi pare) non è attraverso la Pittura che la Fotografia perviene all’arte, bensì attraverso il Teatro.”
(Roland Barthes, La camera chiara)

Daguerre è il padre ufficiale della fotografia, già inventore del Diorama, teatro nato per soddisfare il gusto dell'epoca per l'illusione. E proprio la necessità di una illusione completa porta Daguerre alla ricerca di un'approssimazione sempre maggiore verso i modelli da ritrarre e allo studio di lastre fotosensibili, in grado di “fermare” la luce (quindi alla società con Niépce e alla scoperta dello ioduro d'argento). Il daguerrotipo nasce per illudere lo spettatore e come il teatro diventa luogo della visione: sono due “macchine” fatte per vedere e, nel vedere, inquadrano una parte del mondo e la separano da esso trasformandola in oggetti e arricchendo questi oggetti di arte. Nate con lo scopo di imitare la realtà, nell’incorniciarla non possono far altro che riassumerla, commentarla, descriverla, ovvero metterla in scena. (Ugo Volli, La quercia del Duca).
E se la fotografia nasce nel teatro è soprattutto ad esso vicina“

[…] attraverso un singolare relais (può darsi che io sia il solo a vederlo): la Morte. […] la Foto è come un teatro primitivo, come un Quadro Vivente: la raffigurazione della faccia immobile e truccata sotto la quale noi vediamo i morti.”
(Roland Barthes, op.cit.)

Il legame tra teatro e fotografia instaurato sulla morte è tangibile in una delle tappe importanti (forse la più importante) del viaggio di Maurizio Buscarino (esponente della fotografia di teatro): l’incontro con il regista Tadeusz Kantor. Il suo teatro è messa in scena dei meccanismi della memoria: sotto le luci prende forma esattamente quello che da sempre spinge Buscarino a fare fotografia. Fotografare il teatro significa, per lui, cogliere l’atto di chi viene in luce per annunciare la sua scomparsa e il teatro di Kantor è esattamente questo: morte, non intesa come ombra che aleggia sulla vita, ma esibizione del vivere stesso. Nei lavori del regista polacco si avverte l’intuizione dell’essere già morto, egli chiama a sé attori e pubblico e li invita ad un ultimo giro di valzer, intrappolandoli in un unico luogo senza via d’uscita e senza quinte. Attori e pubblico sono messi nell’ombra, come non viventi, fino a quando il regista, con un gesto della mano, li richiama in luce.
La fotografia di Buscarino e il teatro di Kantor sono entrambi luoghi della memoria. In entrambi troviamo due piani fondamentali, il presente ed il passato, in cui per-venire in luce, per manifestarsi ed essere visti e vivi, bisogna essere già morti. La fotografia è un insieme di dolcezza e crudeltà, un insieme di istanti che vengono uccisi, fantasmi che vorrebbero consolare e che possono solo annunciare l’assenza.
Lo studio “Ectoplasmi” vuole interrogarsi sulla fotografia (perccorrendo una strada “non pura”) e sul teatro, sul concetto di morte, sulla follia degli uomini che vivono come se fossero già morti o che vivono senza sapere di essere “assenti”. E' necessario quindi l'incontro con la poesia e in particolare con il Montale del “quarto” periodo, del Satura in cui c'è una svolta ad uno stile più prosastico e ad un tono sarcastico. Il tema del tempo è quello più stimolante dal punto di vista fotografico: un tempo come luogo in cui i vivi non sanno di essere vivi e si lasciano trasportare dagli eventi, dalla storia, cadaveri che camminano; qualche volta qualcuno si trova fuori ma non è consapevole di potersi liberare dalla rete:

“[...]
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.”
(E. Montale, La Storia, in Satura)

L'analisi si traduce dunque in sei foto in formato 50x70. Personaggi (fotografati in spettacoli teatrali) che appaiono sfocati, come fantasmi che si manifestano per testimoniare la propria assenza su sfondi – ogni opera è compasta da due scatti) che evocano paesaggi e oggetti quotidiani in dominanti di colore che enfatizzano il sentimento del momento.

BIOGRAFIA:
Flavio Romualdo Garofano, artista e fotografo sannita classe 1981. Laureato in Dams Teatro a Bologna. Dopo le prime esperienze di attore e aiuto regista (tra cui l’esperienza al Teatro Comunale di Ferrara in un progetto di collaborazione per la presentazione dello spettacolo di teatro-danza "Kontakthof mit Damen und Herren ab '65" della compagnia di Pina Bausch) dal 2006 inizia il suo percorso artistico nella fotografia con primi approcci, in particolar modo con la fotografia di scena. Nel 2011 è tra i vincitori del Premio ORA e nel 2012 è tra i segnalati al Premio Celeste
Tra le mostre personali più importanti: Via Crucis di mediazione tra passato e presente (2010) esposizione clandestina nelle vie del centro di Bologna sull’omicidio Lorusso; MAYA - da un'idea di Arthur Schopenhauer (2010), testo d'accompagnamento di Solidea Ruggiero, Bellezza Orsini, Bologna; Diario '06 - '10 (2011) a cura di Marta Cannoni, Sesto Senso, Bologna; Resti di un viaggio (2011) doppia personale Flavio Romualdo Garofano/Fabio Mazzola con testo critico di Marialessia Ferrara, Cantine Tufacee, Castelvenere (BN).
Tra le collettive: Meraviglioso! (2009) a cura di Gerardo di Feo, Auditorium APC, Sulmona (AQ); Жінка Woman 3000 - International art initiative about woman of the world (2010) a cura di Garage Gang Kollektiv, Ucraina; Alfabetomorso (2011) Mostra Virtuale, Progetto Maionese, Galleria EnPleinAir, Pinerolo (To); Tracce (2011) testo critico di Francesca de Filippi, Bellezza Orsini, Bologna; PROFILE (2012), Progetto Maionese, a cura di Elena Privitera e Marco Filippa, Galleria EnPleinAir, Pinerolo (To).

07 marzo 2013

@ Spazio Barnum _ “Love Will Tear Us Apart” invasione sinestetica di Alessandro Trapezio



L’Associazione culturale Buscart presenta:

“Love Will Tear Us Apart”
invasione sinestetica di Alessandro Trapezio

inaugurazione della mostra
SABATO 9 MARZO 2013, dalle 18.30
SPAZIOBARNUM - via de’ Pepoli 8/b - Bologna
ingresso gratuito con tessera dell’associazione


http://cargocollective.com/alessandrotrapeziophotography
http://alessandrotrapeziodiary.tumblr.com/

Lo SPAZIOBARNUM ospita il primo progetto espositivo a Bologna di Alessandro Trapezio. Per l’occasione, il giovane artista e fotografo professionista presenta una serie di lavori fotografici relativi a momenti di vita vissuta, legati a ricordi personali e intimi. Invita però il pubblico a partecipare attivamente nella composizione dell’allestimento dello spazio, portando e condividendo oggetti, pensieri, fotografie, trasferendo (e riportando) nella dimensione reale le dinamiche tipiche dei social network.
Oltre agli allestimenti e alla raccolta delle opere verrà presentata, durante la serata inaugurale, la performance sonora di Nico Pasquini (NILO).

"Nella malinconia in sé ritrovo una funzione distruttiva, al confine tra una bella sensazione e il male che essa provoca per il semplice fatto di essere esistita; come una tossina, “il sangue che scorre senza fantasia”, l’ impossibilità che un’esperienza si ripeta, “porta tumori di malinconia”.
(Alessandro Trapezio)

Alessandro Trapezio è un appassionato narratore: ritrae le persone a lui più vicine e immortala la quotidianità di giovani artisti e musicisti. Parla di tempo, memoria, presenza differita; inanella istanti magici che appartengono al passato e che, purtroppo, non torneranno più.
La materia di cui sono fatte le sue storie e gli scatti è "un umore nero"; i suoi lavori parlano di vita vissuta, trascorsa e passata, colta in un attimo meraviglioso e irripetibile. Descrive un'atmosfera conviviale, complice, elettrica e brillante perchè rievoca, con nostalgia, gli anni e i momenti più belli della vita, la giovinezza con la sua follia, l'audacia, la sfrontatezza.

In "Love will tear us apart", ispirato dalla canzone dei Joy Division, Trapezio predispone un rito collettivo di esternazione ed espiazione, condividendo e concretizzando ciò che rimane dei nostri amori passati. Per primo, espone immagini, oggetti e ricordi di tre relazioni che hanno contraddistinto la sua vita, trasponendo nella realtà la propria "bacheca virtuale".
Lascia allo spazio e al pubblico i suoi ricordi, in mostra....per un po'. E lascia che le sensazioni riportino alla memoria verità dimenticate, seguendo epifanie inaspettate e agrodolci.
Altrettanto siamo invitati a fare tutti noi partecipanti: durante la serata inaugurale saranno raccolti e archiviati gli oggetti, le immagini, le testimonianze dei nostri amori passati che vorremo condividere apertamente con la comunità, portandoli allo SPAZIOBARNUM. A noi decidere per quanto lasciarli in esposizione. Intanto però Alessandro li fotograferà, per continuare a raccontare e rievocare le sue storie di vite straordinarie, trascorse nell'amore e nella giovinezza. Vissute intensamente ....e ormai andate per sempre.
(Federica Patti)

BIO

Alessandro Trapezio è nato nel 1981 a La Spezia. Vive e lavora tra Bologna e la Lunigiana come artista e fotografo.
Ha collaborato con Daemon Magazine, Fucina, Sentimiento Nuevo, Festa Mobile, e artisti come Sissi, Starfuckers e Melampus.

Il progetto musicale "NILO" nasce alla fine del 2012 dalla collaborazione tra Gelo (Angelo Casarrubia) e Nico (Nico Pasquini) e si basa sulla costruzione di suoni e atmosfere suggestive, fatte di tappeti sonori e intrecci ritmici, ottenuti elaborando campionamenti in tempo reale. Il risultato è un flusso psichedelico di progressioni e stratificazioni che trasporta l'ascoltatore con sè, dalla sorgente fino alla foce del suono.

15 febbraio 2012

@Spazio Barnum - “PLAYLIST” invasione sinestetica di Marco Felicioni


VENERDì 24 FEBBRAIO 2012, dalle 19.00 l’Associazione culturale Buscart presenta:
PLAYLIST” invasione sinestetica di Marco Felicioni
℅ SPAZIOBARNUM – via de’ pepoli 8/b – Bologna
ingresso gratuito con tessera dell’associazione


“C'è a chi piace davvero sporcarsi le mani con tutto quello di cui ha esperienza, finendo per confondere l'inizio di un progetto con la fine di un altro. Come se in fondo, più che voler rappresentare, fermare e fissare nel tempo un'idea fosse importante una sola cosa: raccontarla.”

Il momento è semplice: solo il fotografo e il performer. Il fotografo vede attraverso la camera, l'altro ascolta attraverso gli headphone. Nessuno può sentire la musica oltre a lui ma questo non gli impedisce di agire e reagire.
“Playlist” è una raccolta di videoclip musicali in fotografia, il racconto di performance eseguite unicamente per la fotografia stessa: pochi scatti in condizioni ambientali rarefatte e atmosfere sfuggenti, in cui la musica è protagonista implicita. Video mancati. Occasioni sprecate. “Playlist” è un documentario che vive di sinestesia, la descrizione di un attimo desiderato ma mai esistito.

Marco Felicioni è fotografo, illustratore e sceneggiatore. Dal 2009 si concentra sulla fotografia, producendo mostre personali nel contesto underground bolognese, e lavorando per on-line store di moda quali YOOX, Emilio Pucci, D&G e Dolce&Gabbana.


28 novembre 2011

Premio Ora_Flavio Romualdo Garofano


Flavio Romualdo Garofano tra i vincitori del PREMIO ORA.
ARTISTI VINCITORI / WINNING ARTIST
Claudia Campus
Marco La Rosa
Flavio Romualdo Garofano
Vacon Sartirani
Annalù
Andrea Marcoccia
Bruno Marrapodi
Agnese Guido
Andreas Senoner
Fabiano De Martin Topranin
Angela Viola
Silvia Cicconi
Claudia Maina
Stefano Bolcato
TTozoi
Marie-Michelle Letelier
Pietro Marchese
Claudio Cavallaro
Silvia Mei
Enrico Piras

18 novembre 2011

@Spazio Barnum - NOTHIN' TO CONFESS invasione sinestetica di Lucio Aru e Franco Erre


L'associazione culturale Buscart presenta

NOTHIN' TO CONFESS
invasione sinestetica di Lucio Aru e Franco Erre

venerdì 25 novembre
dalle 19.30
c/o SPAZIOBARNUM
via de' pepoli 8/b Bologna

ingresso gratuito con tessera dell'associazione

Tempo immobile, luce debole. I protagonisti di Nothin’ to confess si
concedono unicamente gesti muti e sospesi.
Una parabola contemporanea vicina e distante da noi.
Una storia suggerita,accennata, che tra giochi di ruolo
e moralismi strozzati ci presenta i suoi attori in un’atmosfera di
destabilizzante, assurda verità.
La chiave è unica quanto vaga: niente da confessare.


Lucio Aru & Franco Erre Photography nasce nel 2010 dall’incontro di due
personalità formatesi rispettivamente nel campo della Moda e dell’Arte.
La fusione delle differenti esperienze personali
genera uno stile del tutto personale, votato alla contaminazione.


Lucio Aru & Franco Erre Photography
facebook: Eyeson Studio-Lucio Aru & Franco Erre ph.
Spazio Barnum

27 ottobre 2011

Silenzi - Mostra fotografica di Flavio Romualdo Garofano



SILENZI
Flavio Romualdo Garofano
a cura di Marialessia Ferrara

in collaborazione con L'Altra Babele
e con il contributo di Alma Mater Studiorum

dal 14 al 21 novembre 2011

opening: lunedì 14 novembre ore 19:00

info e orari: info@laltrababele.it


SILENZI
testo di Marialessia Ferrara

Basta uno scatto e la realtà si ricopre della patina del silenzio per diventare ricordo di ciò che è stato; quel ricordo persiste impalpabile, a volte sbiadito nei nostri pensieri, minacciato dallo scorrere del tempo. La fotografia permette il riaffiorare della memoria e, nel silenzio, ci fa rivivere il rumore di una goccia d’acqua che cade, il suono di una risata. Forse è questo che contribuisce a creare la magia della fotografia, quel confine tra realtà e irrealtà, che da spettatori ci riporta ad essere attori di quell’attimo.
Il silenzio che segue lo scatto è reso da Romualdo anche con un gioco di presenza-assenza, in cui una sedia vuota parla della persona che abitualmente la occupa, ma che non c’è. E’ allora il contesto circostante, che si tratti di uno spazio teatrale o di un cortile cittadino, a colmare l’assenza dell’uomo, cosicché siamo noi a immaginare la sua figura, la sua voce.
E quando invece si mostra il volto con le sue espressioni, entriamo in contatto col suo personale silenzio, con l'attimo estatico in cui diventa universale, vittorioso sul tempo.
Si innesca, quindi, una relazione di scambio e di intima immedesimazione, in cui si svela il principio assoluto di uguaglianza.

“[...]
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
[..]
(da I limoni, Eugenio Montale)

20 marzo 2011

DIARIO '06 - '10 antologia fotografica di Flavio Romualdo Garofano


DIARIO '06 - '10
antologia fotografica di Flavio Romualdo Garofano
testo critico di Marta Cannoni
vernissage 25 marzo ore 18:30
fino al 15 aprile
tutti i giorni dalle 16 alle 24
chiuso il lunedì
Circolo ARCI Sesto Senso
via Galliera 63/d (bo)
ingresso riservato ai soci


il passato è ormai sicuro quanto il presente, ciò che vediamo sulla carta è sicuro come ciò che tocchiamo.
Roland Barthes


Flavio Romualdo Garofano utilizza la fotografia come mezzo espressivo per catturare tracce di eventi che sono stati reali: l’intera produzione si dipana intorno al filo rosso della quotidianità, che cessa di essere intesa come una massa indistinta di episodi trascurabili e si trasforma in un ben definito oggetto d’indagine.
La serie eterogenea di scatti esposti costituisce il corrispettivo visivo di un diario.
Questa metafora, rafforzata dalla scelta del bianco e nero, che riecheggia il contrasto cromatico tra l’inchiostro e la pagina, racchiude un duplice significato: se le singole immagini rappresentano le tappe dell’esperienza dell’artista, il loro insieme custodisce un’innumerevole quantità di ricordi, che non seguono la linearità cronologica delle fotografie da cui sono stati sollecitati e non presentano necessariamente delle analogie a livello di contenuto con esse.
Da più di cinque anni Garofano documenta stralci della realtà, registrando vedute del territorio urbano, ritraendo le espressioni di coloro che attraversano le sue giornate - amici, estranei incrociati per strada, attori che vestono i panni di personaggi fantastici- o, semplicemente, puntando l’obiettivo sugli oggetti che caratterizzano l’ambiente in cui opera.
Le sue istantanee non fanno leva su accostamenti stridenti e stupore indotto, ma sono disseminate di dettagli sottili che, nel momento della fruizione, pungono l’attenzione dell’osservatore, come in precedenza era accaduto per lo sguardo del fotografo; questo meccanismo, oltre ad innescare associazioni mentali assolutamente soggettive, riconduce al concetto di tempo - altro elemento centrale nella ricerca dell’artista - e all’ossimoro presente in ogni fotografia che, in maniera più concreta di qualsiasi linguaggio scritto, restituisce nel presente un istante appartenente al passato.

Marta Cannoni

07 febbraio 2011

FRAMING VIEWS





FRAMING VIEWS
GIUSEPPE CATANIA


Mostra Fotografica a cura di Riccarda Amigoni

Inaugurazione sabato 12 febbraio 2011 17.00-21.00

Esposizione 12/02 - 26/02 da martedì a domenica ore 17.00-20.00

Info 338-3012252 347-5150761





“Quei momenti della vita che passano velocemente vanno fermati con uno scatto…

Fotografo i momenti piu' belli della mia vita”

(Giuseppe Catania)

A voi nuovo autore,un nuovo sguardo.Un fotografo che ama il freddo e che traduce in immagini i rumori che gli arrivano dalla natura.

Se l’uomo è lo stesso in ogni luogo del mondo,come mai lo sguardo,invece,è sempre diverso? E’colpa degli occhi che,nelle cose,si confondono sempre gli uni negli altri.
Ed ecco che il tratto unificante di queste foto è costituito dalla diversità.
Sono i sentimenti delle cose.
E dove,pure se non lo sappiamo,proprio perché non lo sappiamo,si nascondono i segreti che rendono le cose che ci circondano insostituibili?

Più che un Vedere,sarebbe meglio dire”spiare”,come se fossimo degli ospiti inattesi e provassimo un indistinto affetto per tutto.

Se non trasformassi gli ostacoli dell’occhio in risorse,sicuramente non noteremmo tante cose…

Se gli ostacoli non fossero le risorse dei tuoi occhi,non riusciremmo a scorgere certi dettagli.

Il Piccolo Principe ci ha insegnato una volta per tutte come l’essenziale sia invisibile agli occhi.Ma è solo questione di un attimo,questione di un dettaglio.

Sta a noi coglierlo.

Per niente laterale,anzi,spesso rivelatore.

Per capirlo,ecco questa mostra.

Riccarda Amigoni



FRAMING VIEWS

Giuseppe Catania sfrutta l’obiettivo dell’apparecchio fotografico per incorniciare delle visioni.
Attratto dai particolari geometrici che compaiono in una serie amplissima
di differenti oggetti inanimati, l’artista trasforma le immagini di dettagli,
all’apparenza privi di significati specifici, in equilibri visivi composti da strutture che creano ritmi rigorosi o piacevolmente irregolari a seconda del soggetto ritratto.
L’armonia della ripetizione è una caratteristica che pervade l’intera produzione del fotografo: il fulcro di ogni immagine è dato dalla reiterazione di un singolo elemento che, attraverso tagli compositivi inusuali, appare slegato dalla sua funzione originaria e immortalato in combinazioni del tutto nuove.
Anche l’uso alternato del colore o del bianco e nero è valutato in funzione
di questa ricerca peculiare: le gradazioni di grigio possono contribuire ad
evidenziare il dato luminoso, come negli scorci di edifici, dove i moduli severi della struttura architettonica subiscono un processo di astrazione che, a livello visivo, li avvicina ad un gioco di forme pure, o ancora, unitamente alla scelta di inquadrature estremamente ravvicinate, sembrano quasi appiattire i piani spaziali degli scatti in cui campeggiano sinuose linee fitomorfe.
Al contrario, la decisione di mantenere l’effetto cromatico mira spesso ad
isolare un fattore preciso, come nell’istantanea in cui la sezione di un cancello vermiglio si staglia contro un panorama contraddistinto da tinte bluastre, creando un contrasto cromatico che, ancora una volta, sottolinea come la configurazione regolare dell’oggetto sia il fulcro intorno al quale ruota l’interesse dell’artista.
Lo sguardo di Giuseppe Catania sembra infatti essere animato da una passione per le sagome: una sorta di rivisitazione minimalista in chiave fotografica.

Marta Cannoni