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09 gennaio 2012

A.C.A.B - Locandina e Foto di scena di Flavio Romualdo Garofano

A.C.A.B
liberamente tratto dal Moby Dick di Herman Melville

La regia è a cura di Niccolò Baldari , con la consulenza artistica di Gigi Dall’Aglio.
In scena Matteo Boriassi, Corrado Calvo, Flavio Romualdo Garofano, Elena Marchettini, Marco Negretto, Stefano Negro, Michele Panariello, Arianna Pedroni, Giorgio Periti, Giancarlo Romoli, Luciano Semeraro.

“Non bisognerà opporre resistenza a che questo vecchio pazzo trascini con sé alla perdizione tutto l’equipaggio di una nave? Certo, diventerebbe l’assassino volontario di trenta uomini e più, se a questa nave capitasse un disastro mortale, e un disastro mortale capiterà a questa nave se Achab farà come vuole. […] Non c’è ragione, né protesta, né supplica cui tu voglia prestare ascolto: tutto questo lo disprezzi. Obbedienza netta ai tuoi netti comandi, nient’altro sai dire. Sì, e affermi che gli uomini hanno giurato il tuo stesso giuramento, e che noi siamo altrettanti Achab. Dio non voglia! Ma non c’è nessun’altra via? Una via legale? Fare di lui un prigioniero da riportare a casa? Come! Sperare di estorcere la forza vitale di questo vecchio dalle sue stesse mani vive? Soltanto uno sciocco ci proverebbe. Mettiamo pure di legarlo; di annodargli addosso cavi e gherlini; d’incatenarlo a perni sul pavimento; allora sarebbe più orrendo di una tigre in gabbia. Sarebbe una vista che non potrei sopportare, né potrei in alcun modo sfuggire alle sue urla; ogni piacere, il sonno stesso, il dono inestimabile della ragione mi abbandonerebbero nel lungo, intollerabile viaggio. [Herman Melville, Moby Dick, CXXIII]”
Quando Starbuck esprime il proposito e la necessità di opporsi al suo capitano la follia vendicativa di Achab è ormai evidente ed è chiaro come questa stessa follia sarà causa di disgrazia per l’intero equipaggio del Pequod. La caccia violenta allo spermaceti che lo ha disalberato e ne ha fatto un troncone umano è ormai ossessione alla quale sembra impossibile opporsi.








14 giugno 2011

Non ho nulla da rimproverarmi Stoccolma e dintorni 1911_Foto di scena di Flavio Romualdo Garofano; video di Chiara Balsamo

Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 al Festival della Scienza

A Trento in occasione dei Mercoledì della Chimica


Foto storiche











































Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911

di Stefano Ossicini

regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini

con
Sara Bucci (Barbara Ayrton)
Cristiana Raggi (Marie Curie)
Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton)
Viviana Piccolo (Irène Curie)

arredi di scena: Aldina Gozzi
foto e video editing: Flavio Romualdo Garofano
macchine: Carlo Poggioli


“Nella vita non ci sono cose di cui aver paura. Ci sono solo cose da capire. Questo è il tempo per comprendere di più, così che possiamo temere di meno”.
Marie Curie

1911, Parigi, Marie Curie, accusata per la storia d'amore con il fisico Paul Langevin, è costretta a fuggire e a nascondersi. Sta per essere espulsa dalla Francia e il suo secondo premio Nobel è a rischio. Le viene chiesto di rinunciare. Resisterà, assieme alla figlia Irène, e andrà a Stoccolma a ritirare il premio, per poi rifugiarsi a Londra dalla sua migliore amica, la scienziata Hertha Ayrton, dirigente del movimento delle suffragette, allora nel suo momento più caldo.
Una storia vera, dove si mescolano personale, amore per la ricerca e impegno sociale.
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“Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène, Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo, il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna. Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, oggetti simbolici che riempiono un albero (un abete di Natale, o la lenta costruzione delle ramificazioni del sapere?), ancora macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. La recitazione tradizionale, il testo fondato sulle conversazioni rubate ai momenti quotidiani, è contrappuntata dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica.
Nel corso dello spettacolo diversi contenuti scientifici vengono toccati: la complessità del metodo sperimentale e la sua importanza nella didattica nella scuola secondaria, i nuovi campi aperti dalla ricerca sulla radioattività e sulla fluidodinamica, il ruolo delle scienze di base rispetto a quelle applicate, la discussione relativa ai diritti d'autore, la proprietà intellettuale e i brevetti, e infine la posizione delle donne nella scienza.



Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911
Video di Chiara Balsamo




Foto di scena


25 novembre 2009

"Ho perduto il conto degli anni..."




  "Ho perduto il conto degli anni. I primi tempi spiavo la mano che strappava un foglio dal calendario nero al margine del mio raggio visivo. Lunedì, martedì, non capivo più bene queste distinzioni umane. I giorni erano così simili l’uno all’altro sul mio corpo. La data era una canzone più chiara ai miei occhi indeboliti. Quel numero che cresceva sul muro non raggiungeva mai il valore che io avrei voluto dargli. Ogni mese speravo, in modo insensato, che sarebbe stata superata senza ritorno la frontiera oltre alla quale l’uomo incomincia a contare iniziando dai pollici. Poi che cosa è accaduto?





Irene, liberamente tratto da Louis Aragon (attribuito a), Il sesso d'Irène (Le con d'Irène) 1928. 






foto di Flavio Romualdo Garofano