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14 maggio 2015

Scienziati recitano Scienziati - L’Aureola: Newton, Huygens e la Natura della Luce

Scienziati recitano Scienziati
“L’Aureola: Newton, Huygens e la Natura della Luce”

opera teatrale in un atto
testo originale Stefano Ossicini
drammaturgia e regia Associazione Teatro dell’Otium
interpreti: Matteo Bertocchi, Franca Manghi, Stefano Ossicini

Londra, 1689. Due grandi scienziati si sfidano in una partita senza esclusioni di colpi, scientifici e personali, sulla natura della luce: sono l’olandese Christiaan Huygens, inventore dell’orologio a pendolo e scopritore degli anelli di Saturno, e l’inglese Isaac Newton, autore della teoria della gravitazione universale. Un terzo personaggio, la Fama, è l’arbitro della situazione. Grazie a lei sapremo com’è andata a finire, oltre il limite della vita dei due protagonisti, una delle dispute più appassionanti della storia della scienza.

23 luglio 2013

Non ho nulla da rimproverarmi -Stoccolma e dintorni 2011; Note di Regia

Teatro dell’Otium
Note di Regia
contenuto in Stefano Ossicini, da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 2011, Scienza Express 2013.
Se gli uomini di scienza, intimiditi dai potenti egoisti, si limitano ad accumulare
sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, e le vostre nuove macchine
non saranno fonte che di nuovi triboli per l’uomo. E quando, coll’andar del tempo, avrete
scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento
dall’umanità. Tra voi e l’umanità può scavarsi un abisso così grande, che, un giorno, a ogni
vostro eureka rischierebbe di rispondere un grido di dolore universale.
Bertolt Brecht, Vita di Galileo

16. “Il contenuto della fisica riguarda solo i fisici, i suoi effetti riguardano tutti.”
17. “Ciò che riguarda tutti può essere risolto soltanto da tutti.”
Friedrich Dürenmatt, 21 punti su «I fisici»


Scienza e teatro sono indiscutibilmente connessi. Si pensi ai teatri anatomici, luoghi ad anfiteatro dove avvenivano le dissezioni dei cadaveri, prima luoghi mobili e poi, a partire dalla fine del Cinquecento – con la vera e propria esplosione dell’interesse per la scienza – luoghi stabili ancora oggi visitabili°. Teatro come luogo del vedere, del conoscere, del riflettere sul significato nascosto delle cose. Spesso, quindi, la scienza, il ruolo dello scienziato, soprattutto a partire dal Novecento, viene messo in discussione attraverso il teatro, il dramma, o addirittura il paradosso (ad esempio in Dürenmatt). La bomba atomica, l’umanità stessa che crea ciò che potrebbe definitivamente distruggerla, pone concretamente in primo piano la questione della ricerca della conoscenza, del titanismo, di quanto sia lecito spingersi oltre e fino a che punto. L’etica è inscindibile dalla scienza, la logica del profitto ha prodotto e produce contraddizioni, l’oggi è caratterizzato dalla perdita di contatto con il concreto, dallo scollamento dal senso di responsabilità.
E, quindi, sembra lecito continuare sì con la discussione sulla scienza, ma in stretta connessione rispetto al ruolo dello scienziato nella società. In Non ho nulla da rimproverarmi – Stoccolma e dintorni 1911°°, il collegare la posizione della donna nella scienza al fenomeno del suffragismo serve a togliere quell’aura distaccata del ruolo dello scienziato. “La conoscenza è di tutti”, afferma Marie Curie nel testo, ovvero lo scienziato deve agire per il bene comune, e non esimersi dal rendersi attivo trasformatore del presente. "Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène (1897-1956), Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi, contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna.
Il testo, fondato su conversazioni rubate a momenti quotidiani, è contrappuntato dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica. Le foto sono ritratti dei protagonisti della vicenda, documentazioni delle manifestazioni delle suffragette del tempo e sembrano quasi una traccia lasciata sulla sabbia, un’impronta fossile. Esse fanno parte della serie “Satura” creata dall’artista Flavio Romualdo Garofano°°°, così da lui presentata:

Montale, nel suo quarto periodo, concepisce il tempo come nemico. Fouridaltempo è il luogo dove il tempo è sconfitto, e con esso ogni cosa misurabile: è la vera vita. Il tempo oltre a lasciare la sua traccia visiva sul nostro corpo lotta contro il nostro passato. Pochi sono i ricordi che sopravvivono, quasi nessuno, all'usura. Perdiamo ogni giorno dettagli. Questo è ancor più vero se viviamo una precarietà... “SATURA” è un lavoro, una ricerca visiva sul tema del ricordo e del ruolo del tempo.

La terza serie di immagini è invece dedicata ai ritratti di antichi strumenti scientifici. Ancora Garofano:

Le immagini di fondo non sono negativi. Il concetto è quello degli album da matrimonio vecchi. Ogni foto era anticipata da una pagina fatta di carta velina che proteggeva l'immagine e nello stesso tempo la svelava in parte. Questo aumentava il desiderio, la curiosità di ricercare i volti noti o i momenti che si volevano rivivere. E questo mi ha portato a sottolineare l'importanza della ricerca in ambito scientifico. Sapevo che lo spettatore avrebbe cercato di riconoscere l'oggetto, di svelarlo ai suoi occhi.

Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. Per i fenomeni di idrodinamica e dinamica dei materiali discreti relativi agli studi sulla formazione delle ondulazioni della sabbia, a partire dai lavori originali di Hertha Ayrton, Carlo Poggioli ha costruito due cilindri in plexiglas, riempiti di acqua e ghiaietto colorato che forniti di una luce subacquea al loro interno, hanno ricreato al contempo il moto ondulatorio del liquido e il colore fluorescente del radio. A questi si aggiunge una grossa vasca di 1,50 x 60 cm, in grado di basculare su un apposito meccanismo facendo così oscillare l’acqua e mettere in moto il ghiaietto formando diverse figure ondulanti, sulla superficie bianca illuminata dal basso; l’effetto scenico è stato amplificato da una video installazione dell’artista Chiara Balsamo. Per generare le scariche elettriche si è utilizzata una macchina elettrostatica – ideata dall’inglese James Wimshurst nel 1883 – costituita da due dischi uguali di plexiglas che, mediante una manovella, vengono fatti ruotare in verso opposto. Attraverso un dispositivo a pettine per la raccolta delle cariche generate per strofinio e di due bottiglie di Leyda per il loro immagazzinamento, si riesce a accumulare quantità notevoli di carica e a stabilire grandi differenze di potenziale fra i due poli fino allo scatenarsi della scarica. Anche in questo caso l’azione sulla scena è stata amplificata attraverso una seconda video installazione di Chiara Balsamo.
A completare l’impianto scenografico, le creazioni artistiche in cartone pressato di Aldina Gozzi°°°° e fra queste un albero di Natale creato appositamente per lo spettacolo, omaggio all’amore della Curie per la geometria, costruito sulla sovrapposizione di cinque figure geometriche (esagono, pentagono, cerchio, quadrato, triangolo) come richiamo ai solidi platonici. Un oggetto simbolico che nella sua progressiva entrata in scena può essere letto come mero abete di Natale o come lenta costruzione delle ramificazioni del sapere. Con la scelta degli arredi in cartone, inoltre, si è voluto giocare sulle consistenze, il cartone appunto, materiale fragile e facilmente deperibile, può ricreare strutture solide e durature nel tempo senza mai perdere la caratteristica leggerezza. Materiali poveri, come agglutinati anche nella presenza delle patate in scena, e del materiale sbucciarle - il fare scientifico è concreto, è quotidiano.


°Come il teatro anatomico dell’Università di Padova all’interno del Palazzo del Bo nel 1594, o il teatro anatomico dell'Università di Bologna costruito nel 1637 e situato nel Palazzo dell'Archiginnasio.
°°Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 di Stefano Ossicini; regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini; con Sara Bucci (Barbara Ayrton), Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton), Viviana Piccolo (Irène Curie), Cristiana Raggi (Marie Curie); video di Chiara Balsamo; arredi di scena di Aldina Gozzi; foto e video editing di Flavio Romualdo Garofano; macchine di Carlo Poggioli.
°°°Per approfondimenti si rimanda al blog personale dell’artista: http://flavioromualdo.blogspot.com.
°°°°http://www.aldinaprogetti.it/



17 marzo 2012

YOUNGABOUT INTERNATIONAL FILM FESTIVAL BOLOGNA, 19 - 25 MARZO 2012_Non avvelenarti, nutriti di musica



SABATO 24 MARZO

SPAZIO MenoMale (via De' Pepoli 1/a)
Ore 15,00 / Premio Angelo Vassallo
In onore del Sindaco di Pollica e della sua vita spesa per il bene della sua comunità e per il rispetto della legalità.

Saluti:
Milena Naldi, presidente del Quartiere San Vitale
Giuseppe Cilento, sindaco di San Marco Cilento (SA), amico fraterno di Angelo Vassallo
Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero.

Lettura scenica a cura dell’associazione Teatro dell’Otium
Voce: Niccolò Baldari; Accompagnamento musicale: Lia Bruna.

Consegna del Premio Vassallo al giornalista Giovanni Tizian, per il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni mafiose in Emilia Romagna.
Consegna della Menzione Speciale al giornalista Federico Lacche, per il programma radiofonico Libera Radio sui temi della legalità e dell’antimafia sociale
Ore 15,40 / Traffici illeciti di stupefacenti e mafia
Proiezione dei cortometraggi

ANIMATAMENTE
Media-education e supervisione: Francesco Filippi. Produzione: Lucca Comics & Games, 2011
Quando la mente è animata, non c'è bisogno di drogarsi. Spot contro le droghe a cura degli studenti delle scuole di secondo grado di Lucca e provincia.

INGANNO E INNOCENZA
Sceneggiatura, Regia, Montaggio Salvatore Dovi Italia, 2011
Esponenti della mafia testano l’effetto delle droghe sintetiche su ragazzini innocenti.

Saluti:
Antonio Mumolo, vicepresidente della Commissione Statuto e Regolamento dell’Assemblea Legislativa Emilia-Romagna

Tavola rotonda:
Modera Giusi Marcante - giornalista di Radio Città del Capo
Raimondo Maria Pavarin - Università di Bologna
Giovanni Tizian - Giornalista

Proiezione del cortometraggio
FROM A TO Z Regia e sceneggiatura: Andrea Rapallini Distribuzione: Sostanze Record. Italia, 2011
Una ragazza si sveglia e si ritrova in una specie di videogame in cui, per proseguire, deve fare un uso smodato di stupefacenti.
Domande del pubblico e breve giro di risposte.
Coffee break
Ore 17,00 / Creatività, musica elettronica e droghe sintetiche
Quando la passione arricchisce la mente e infiamma il cuore

Saluti:
Donatella Bortolazzi, Assessore Regionale sviluppo delle risorse umane e organizzazione, progetto giovani e pari opportunità
Simone Borsari, Presidente Quartiere San Donato

Proiezione del cortometraggio
LA SCELTA DI ALICE
Progetto realizzato da Arci Bologna, Coop Voli, Coopas, Gli Anni in Tasca, Homework, in collaborazione con Flash Giovani e il Quartiere San Donato.
Alice è timida, va in discoteca insieme alle amiche che la invitano ad assumere una pasticca di ecstasy per divertirsi. La sua sensibilità e l’amore per la musica l’aiutano a rifiutare.

Intervengono:
le ragazze e i ragazzi e gli educatori cha hanno partecipato alla realizzazione del cortometraggio (Francesco Pinto, Matteo De Mutiis, Brahim Bouya, Patrick Urso, Eleonora Armaroli, Elena Paggi, Arziana Korkari, Siid Negash e Sonia Bregoli)
Andrea Sartori (Ass Homework) e il potenziale digitale nella distribuzione
Andrea Giotti responsabile RoBOt Festival: digital paths into music and art.

Conclusioni:
Doriana Bortolini, responsabile di Flash Giovani

Performance musicale dei ragazzi che hanno partecipato alla realizzazione del cortometraggio

Buffet offerto da Alce Nero Caffè con i prodotti enogastronomici del Cilento e di Libera Terra.

Info:YOUNGABOUT INTERNATIONAL FILM FESTIVAL BOLOGNA, 19 - 25 MARZO 2012
Non avvelenarti, nutriti di musica

15 marzo 2012

Iago: Il discorso violento e della nostra violenza_Laboratorio teatrale Condotto da Paolo Fronticelli


Iago
Il discorso violento e della nostra violenza
Laboratorio teatrale Condotto da Paolo Fronticelli

Per un gruppo di attori entrare a contatto con “Otello” di William Shakespeare non significa solamente esplorare un archetipo emotivo delle relazioni umane, nero, intimo, passionale e profondo, ma anche scoprire la forza e l’efferatezza della nostra più potente arma a disposizione, come uomini e come attori: la parola.

Il laboratorio, usando come pretesto la messa in scena del testo, ha come scopo principale la scoperta o il perfezionamento delle abilità dell’attore e lo sviluppo di una coscienza più approfondita sugli elementi scenici.
L’energia, lo spazio, il ritmo, l’interiorità, le sensazioni, la comunicazione, tutti i cardini di base della recitazione sono sollecitati e messi alla prova.

Questo è il secondo modulo di un percorso già in fase di sviluppo.

Prima lezione di prova: giovedì 22 marzo ore 20.00

La prima fase, di analisi e improvvisazione, ha prodotto una dimostrazione di lavoro aperta al pubblico e presentata il 1° marzo presso lo Spazio Barnum che ha dato concretezza al materiale scenico esplorato dal gruppo. Un gioco di improvvisazione ha permesso gli allievi di narrare Otello, filtrato dalla loro fantasia e dalle loro esperienze personali. Ora questa memoria condivisa deve dare vita a una vera e propria messa in scena della drammaturgia.


Programma:
• Training fisico e vocale.
• Improvvisazione vocale, respirazione, impostazione della voce e ritmica.
• Improvvisazione, gestione dello spazio, coro.
• Narrazione.
• Analisi del testo.
• Improvvisazione in struttura.
• Messa in scena.
Periodo: marzo - Giugno
Incontro a cadenza settimanale, Il giovedì dalle 20.00 alle 23.00
Il Laboratorio prevede una messa in scena di uno spettacolo teatrale.
Per Informazioni:
Paolo, 328/1934858
Niccolò, 392/7159946

09 gennaio 2012

A.C.A.B - Locandina e Foto di scena di Flavio Romualdo Garofano

A.C.A.B
liberamente tratto dal Moby Dick di Herman Melville

La regia è a cura di Niccolò Baldari , con la consulenza artistica di Gigi Dall’Aglio.
In scena Matteo Boriassi, Corrado Calvo, Flavio Romualdo Garofano, Elena Marchettini, Marco Negretto, Stefano Negro, Michele Panariello, Arianna Pedroni, Giorgio Periti, Giancarlo Romoli, Luciano Semeraro.

“Non bisognerà opporre resistenza a che questo vecchio pazzo trascini con sé alla perdizione tutto l’equipaggio di una nave? Certo, diventerebbe l’assassino volontario di trenta uomini e più, se a questa nave capitasse un disastro mortale, e un disastro mortale capiterà a questa nave se Achab farà come vuole. […] Non c’è ragione, né protesta, né supplica cui tu voglia prestare ascolto: tutto questo lo disprezzi. Obbedienza netta ai tuoi netti comandi, nient’altro sai dire. Sì, e affermi che gli uomini hanno giurato il tuo stesso giuramento, e che noi siamo altrettanti Achab. Dio non voglia! Ma non c’è nessun’altra via? Una via legale? Fare di lui un prigioniero da riportare a casa? Come! Sperare di estorcere la forza vitale di questo vecchio dalle sue stesse mani vive? Soltanto uno sciocco ci proverebbe. Mettiamo pure di legarlo; di annodargli addosso cavi e gherlini; d’incatenarlo a perni sul pavimento; allora sarebbe più orrendo di una tigre in gabbia. Sarebbe una vista che non potrei sopportare, né potrei in alcun modo sfuggire alle sue urla; ogni piacere, il sonno stesso, il dono inestimabile della ragione mi abbandonerebbero nel lungo, intollerabile viaggio. [Herman Melville, Moby Dick, CXXIII]”
Quando Starbuck esprime il proposito e la necessità di opporsi al suo capitano la follia vendicativa di Achab è ormai evidente ed è chiaro come questa stessa follia sarà causa di disgrazia per l’intero equipaggio del Pequod. La caccia violenta allo spermaceti che lo ha disalberato e ne ha fatto un troncone umano è ormai ossessione alla quale sembra impossibile opporsi.








12 novembre 2011

LABORATORIO DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE E TEATRO FISICO


LABORATORIO DI IMPROVVISAZIONE TEATRALE E TEATRO FISICO
Condotto da Francesca Tasini

Car, en vérité, la nature est notre première langage. Et le
corps se souvient!
Jacques Lecoq

Il laboratorio è pensato come uno spazio per sperimentare e allargare il potenziale espressivo, coltivare la musicalità del proprio corpo e dei propri gesti, attraverso metodi di lavoro quali Lecoq, Decroux, Strasberg. Un lavoro di ricerca concreto e curioso che ha tra i suoi obiettivi lo sviluppare la sensibilità nei confronti di ciò che ci circonda (persone, ambiente, oggetti), la percezione del movimento (individuale e di gruppo), la capacità di agire e reagire organicamente (corpo, mente, emozioni).

Un luogo creativo dove giocare liberamente con il corpo e la voce; dove esprimersi creativamente nel movimento, provando a uscire dagli stereotipi, senza alcun giudizio di valore; comunicare ed entrare in contatto con sé e con gli altri; divertirsi in un tempo sospeso dalla quotidianità; cambiare la propria forma; improvvisare; creare il proprio personaggio e provare a metterlo in scena.

Per la partecipazione non sono richieste particolari capacità fisiche o precedenti esperienze, ma la disponibilità a mettersi in gioco, in relazione con gli altri, e a faticare anche un po’.

Gli incontri si terranno il giovedì, da Novembre a Maggio, con orario 18.00 - 20.00, presso lo Spazio Barnum, in via de Pepoli 8/b.


Info: 3927159946

19 ottobre 2011

Carmelo Bene appare a Bologna: contro la svendita della Cultura in Italia


Carmelo Bene appare a Bologna: contro la svendita della Cultura in Italia


Da Sabato 22 a Lunedì 24 Ottobre diversi attori, teatri ed organizzazioni in un programma di eventi artistico culturali per ricordare Carmelo Bene e la vicenda della sua casa Paterna.

Il 15 luglio parte della casa di Carmelo Bene - dove furono scritte le poesie giovanili, e tra le altre opere, “Nostra Signora dei Turchi”- viene ceduta a nuovi proprietari. Si tratta di due stanze, quelle ch’erano di CB. Stessa fine rischia di fare a breve il resto della casa dove vive la sorella Maria Luisa Bene.

Il programma, organizzato da Cafè Jonquille, dopo gli eventi a Santa Cesarea, dello scorso Luglio, porterà in Piazza Aldrovandi, nei pressi delle Torri della famosa Lectura Dantis Beniana e in svariati teatri di Bologna, un confronto diretto con il cittadino, interrogandolo sullo stato attuale dell'Arte in Italia e sulla preservazione dei suoi Beni Culturali.

La scaletta in programma è la seguente:

Sabato 22 ottobre 2011

Ore 19.00-21.00
Teatro dell'Ascolto:
"Apparizioni a fin di Voce"
Canti e Reading poetico in ricordo della figura di Carmelo Bene
(via Paradiso 7/A - Bologna)

Ore 21.30-02.00
Spazio culturale "Leggere Strutture"
"Per il nostro Bene"
Evento Esclusivo di Cafè Jonquille per il suo pubblico con proiezioni di film di Carmelo Bene, Reading, Musica, Aperitivo, Web Tv
8 euro tutto incluso
Tel 347/1868178 (Filippo) – 3420705672 (Ennio)
(Via Ferrarese 169/A - Bologna)

Domenica 23 ottobre 2011

Ore 20.00
Novartescenica
"I fiori del Bene"
Aperitivo Letterario di sensibilizzazione culturale con letture del "'L mal de Fiori" di Carmelo Bene
(via C. Ranzani 9 - Bologna)

Lunedì 24 ottobre 2011

ore 20.00
Teatro Laboratorio
"Bene (in)CONTRO Bologna"
Un Bene contro tutti attualizzato ai giorni nostri: per riflettere, capire, reinventare un futuro
(Via Mascarella 63/A - Bologna)

Inoltre:

Sabato – Domenica - Lunedì:
dalle 15.00 alle 19.00 in Piazza Aldrovandi
. Tavolo di sensibilizzazione culturale con Volantinaggio,
raccolta firme, Tavolo di Discussione, Interviste, Web Tv ed altro

Il progetto di sensibilizzazione, a Luglio è partito proprio dalla casa Paterna di Carmelo Bene a Santa Cesarea grazie al sit-in organizzato da Orodè Deoro e Simone Franco; fa tappa questa volta a Bologna e ha come promotori Cafè Jonquille, una realtà teatrale-cinematografica di Reggio Emilia, e il Teatro dell’Otium di Bologna.

La vicenda della casa paterna di Carmelo Bene è un occasione per sensibilizzare il cittadino alla salvaguardia dei Beni Culturali Italiani e a non trascurare il nostro Patrimonio, che sempre di più è vittima di soprusi, di privatizzazioni selvagge, di abusi privati e statali.
Un invito quindi a favore del senso civico e della coesione sociale per i Beni Culturali in Italia.

Non possiamo ignorare un artista che tutta l’Europa ci ha invidiato. Non possiamo dimenticare che hanno scritto saggi su di lui filosofi della grandezza di Deleuze e Klossowski, Non possiamo dimenticare che è stato il primo a reinterpretare e rielaborare il lavoro di Antonin Artaud sulla voce. Non possiamo dimenticare la straordinaria Lectura Dantis dalla Torre degli Asinelli di Bologna. Non possiamo dimenticare che ha reinventato la scrittura di scena, così come la Phonè . Insomma non possiamo non inchinarci davanti ad un artista che ha cambiato sia il modo di fare teatro che la stessa concezione dell’arte. Carmelo Bene nel teatro è paragonabile ai più grandi artisti di tutti i tempi: Joyce o Kafka, o il suo tanto amato Francis Bacon.

E' per questi motivi che Cafè Jonquille cerca l'attenzione, dei personaggi della cultura, delle associazioni, delle istituzioni, dello stato per preservare quella ch'è una fonte di ricchezza e memoria del territorio Italiano.





Promotori dell'iniziativa:
Cafè Jonquille, Teatro dell’Otium e A.S.I.A.
con l'adesione e collaborazione di:
Teatro dell’ascolto
Angeli Alle Fermate
Teatro Laboratorio
Teatro del Navile
Novartescenica
interferenze.tv
LaWeb.TV
YouBo Bologna
RavennaWebTv
SenapeTv

Contatti:
Tel 347/1868178 (Filippo) – 3420705672 (Ennio)
Email: cafejonquille@yahoo.it

05 agosto 2011

23.9.2011 - La notte dei Ricercatori a Reggio Emilia -Non ho nulla da rimproverarmi (Stoccolma e dintorni 1911)



Video invito di Chiara Balsamo

21,30
Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911

di Stefano Ossicini

regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini

con
Sara Bucci (Barbara Ayrton)
Cristiana Raggi (Marie Curie)
Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton)
Viviana Piccolo (Irène Curie)

arredi di scena: Aldina Gozzi
foto e video editing: Flavio Romualdo Garofano
proiezioni: Chiara Balsamo
macchine: Carlo Poggioli

(anteprima della rappresentazione che aprirà il Festival
della Scienza di Genova il 24 ottobre 2011)

“Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène (1897-1956), Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo, il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna. Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, oggetti simbolici che riempiono un albero (un abete di Natale, o la lenta costruzione delle ramificazioni del sapere?), ancora macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. La recitazione tradizionale, il testo fondato sulle conversazioni rubate ai momenti quotidiani, è contrappuntata dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica.
Nel corso dello spettacolo diversi contenuti scientifici vengono toccati: la complessità del metodo sperimentale e la sua importanza nella didattica nella scuola secondaria, i nuovi campi aperti dalla ricerca sulla radioattività e sulla fluidodinamica, il ruolo delle scienze di base rispetto a quelle applicate, la discussione relativa ai diritti d'autore, la proprietà intellettuale e i brevetti, e infine la posizione delle donne nella scienza.

La notte dei ricercatori a Reggio Emilia

In questa foto: Viviana Piccolo (Irène Curie) e Cristiana Raggi (Marie Curie).

14 giugno 2011

Non ho nulla da rimproverarmi Stoccolma e dintorni 1911_Foto di scena di Flavio Romualdo Garofano; video di Chiara Balsamo

Non ho nulla da rimproverarmi - Stoccolma e dintorni 1911 al Festival della Scienza

A Trento in occasione dei Mercoledì della Chimica


Foto storiche











































Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911

di Stefano Ossicini

regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini

con
Sara Bucci (Barbara Ayrton)
Cristiana Raggi (Marie Curie)
Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton)
Viviana Piccolo (Irène Curie)

arredi di scena: Aldina Gozzi
foto e video editing: Flavio Romualdo Garofano
macchine: Carlo Poggioli


“Nella vita non ci sono cose di cui aver paura. Ci sono solo cose da capire. Questo è il tempo per comprendere di più, così che possiamo temere di meno”.
Marie Curie

1911, Parigi, Marie Curie, accusata per la storia d'amore con il fisico Paul Langevin, è costretta a fuggire e a nascondersi. Sta per essere espulsa dalla Francia e il suo secondo premio Nobel è a rischio. Le viene chiesto di rinunciare. Resisterà, assieme alla figlia Irène, e andrà a Stoccolma a ritirare il premio, per poi rifugiarsi a Londra dalla sua migliore amica, la scienziata Hertha Ayrton, dirigente del movimento delle suffragette, allora nel suo momento più caldo.
Una storia vera, dove si mescolano personale, amore per la ricerca e impegno sociale.
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“Non ho nulla da rimproverarmi se non di aver trascurato i miei personali interessi”, le parole di Marie Sklodowska-Curie (1867-1934), al conseguimento del suo secondo premio Nobel, quello per la Chimica, nel 1911, seguito a quello del 1903 per la Fisica, sono il leitmotiv dello spettacolo. Sulla scena quattro attrici: Marie Curie, sua figlia Irène, Hertha Ayrton (1854-1923), la figlia di quest’ultima Barbara Bodichon Ayrton (1886-1950); sullo sfondo, il nazionalismo – francese, ma non solo – che assume sempre più accenti xenofobi contrapposto alla battaglia delle suffragette per l’emancipazione della donna. Uno spazio vuoto, un non luogo, interpuntato da oggetti scenici che rimandano all’artigianato delle scoperte scientifiche. Come novelli alchimisti, sulla scena si manipolano oggetti senza tempo, macchine teatrali che richiamano la sublimazione dei materiali, oggetti simbolici che riempiono un albero (un abete di Natale, o la lenta costruzione delle ramificazioni del sapere?), ancora macchine che ricreano i giochi dell’acqua sulla sabbia, la formazione di ondulazioni, metafore del ritmo della vita in un eterno ritorno. La recitazione tradizionale, il testo fondato sulle conversazioni rubate ai momenti quotidiani, è contrappuntata dalla proiezione di immagini storiche del tempo rielaborate secondo un concreto teatro epico che vede il qui e ora scandito dal passato, per la fondazione di un eterno da sottoporre a lucida critica.
Nel corso dello spettacolo diversi contenuti scientifici vengono toccati: la complessità del metodo sperimentale e la sua importanza nella didattica nella scuola secondaria, i nuovi campi aperti dalla ricerca sulla radioattività e sulla fluidodinamica, il ruolo delle scienze di base rispetto a quelle applicate, la discussione relativa ai diritti d'autore, la proprietà intellettuale e i brevetti, e infine la posizione delle donne nella scienza.



Non ho nulla da rimproverarmi
Stoccolma e dintorni 1911
Video di Chiara Balsamo




Foto di scena


21 maggio 2011

@ Teatro Cittadella, Modena, 10 giugno 2011 _ Non ho nulla da rimproverarmi


























Nell'ambito di FareFisica 2011 - College Estivo di Fisica della
Materia e del Progetto Lauree Scientifiche - sede di Modena.
www.physicscom.unimore.it
verrà rappresentato


Venerdì 10 Giugno

alle ore 21.00

presso il Teatro Cittadella, Piazza Cittadella 11, Modena

Non ho nulla da rimproverarami
Stoccolma e dintorni 1911

di Stefano Ossicini

regia di Niccolò Baldari e Charlotte Ossicini

con
Sara Bucci (Barbara Ayrton)
Cristiana Raggi (Marie Curie)
Charlotte Ossicini (Hertha Ayrton)
Viviana Piccolo (Irène Curie)

arredi di scena: Aldina Gozzi
foto e video editing: Flavio Romualdo Garofano
macchine: Carlo Poggioli


1911, Parigi, Marie Curie, accusata per la storia d'amore con il fisico Paul Langevin, è costretta a fuggire e a nascondersi. Sta per essere espulsa dalla Francia e il suo secondo premio Nobel è a rischio. Le viene chiesto di rinunciare. Resisterà, assieme alla figlia Irène, e andrà a Stoccolma a ritirare il premio, per poi rifugiarsi a Londra dalla sua migliore amica, la scienziata Hertha Ayrton, dirigente del movimento delle suffragette, allora nel suo momento più caldo.
Una storia vera, dove si mescolano personale, amore per la ricerca e impegno sociale.


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12 marzo 2011

L’Italia al bar. L’Unità secondo Collodi



L’Italia al bar.
L’Unità secondo Collodi

Liberamente tratto dai testi
di Carlo Lorenzini (Collodi)

17 marzo 2011 ore 21.00
Libreria Edison
Piazza della Repubblica – Firenze

regia di Niccolò Baldari
testi di Giovanni de Leva
da un'idea di Diego Gabriele
musiche di Alessandro Piccinetti e Luca Sciortino
direzione artistica di Andrea Monastero
grafica e locandina di Diego Gabriele
Teatro dell'Otium

con il supporto di:
Teatro Puccini

Con la voce di Collodi, il coro delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia guadagnerebbe un controcanto ironico, lucido quanto sinceramente animato di fede risorgimentale. La lettura-spettacolo L’Italia al bar. L’Unità secondo Collodi muove appunto da questo intento: a partire dai testi del Lorenzini giornalista, smontati e rimontati per una lettura a tre voci, si è cercato di ripensare all’Unificazione dalla singolare prospettiva d’un caffè della Firenze granducale, di raccontare cioè i fiorentini alle prese con l’Unità d’Italia.
Ne è risultato uno spettacolo comico e storico al tempo stesso, che inizia dal ritratto affettuoso e sarcastico dei “fiorentini d’una volta”, passa quindi al divertito ricordo della “brutta malattia” della Capitale provvisoria e che infine, dai tavolacci d’un caffè popolare, guarda alla neonata nazione con un misto di speranza e disincanto. Alla storia partecipano i più diversi personaggi: il fiorentino che sogna Livorno come fosse una meta esotica, la stessa città di Firenze che prende per secondo marito il governo italiano, l’onorevole Cenè Tanti o il ragazzo di strada, sorta di fratello di Pinocchio, a cui, non a caso, Collodi affida il compito di vivificare la nuova nazione.
Coerentemente all’ambientazione dello spettacolo, in cui alle voci degli attori s’intrecceranno interventi musicali dal vivo, L’Italia al bar prevede un allestimento iniziale proprio in alcuni bar fiorentini. L’idea è quella d’un itinerario ideale lungo la città, attraverso cui restituire all’autore di Pinocchio tutto il suo impegno politico, la passione d’un uomo che partecipò alla costruzione dello Stato italiano senza nasconderne però le contraddizioni originarie.

“Dentro questo Caffè, per ragione di diritto o di spensieratezza, era lecito parlare un po’ d’ogni cosa: anche di politica, anche di libertà, anche dell’Italia di là da venire; e se ne parlava senza mistero, a voce alta, come se il Granduca fosse un mito e il Prefetto di città un orco immaginario inventato apposta per far paura ai bambini che non vogliono addormentarsi. Le spie o “confidenti” non ci capitavano mai, o ci capitavano di rado, forse per paura di diventare liberali anche loro. Di qui partirono le prime dimostrazioni patriottiche del 1848, quelle dimostrazioni che oggi si chiamano piacevolmente quarantottate.”

02 marzo 2011

Charlotte Ossicini

Charlotte Ossicini (Berlino, 1980) e' dottore di ricerca in Studi Teatrali e Cinematografici (Universita' di Bologna, 2009). A partire dall'anno accademico 2005-2006, svolge attivita' didattica e di ricerca sia presso l'universita' di Bologna che presso corsi di alta formazione e master (ad esempio Fondazione ATER Formazione, Opera Academy Verona-Polo Nazionale Artistico di Alta Specializzazione sul Teatro Musicale e Coreutico).
Dalla tesi di dottorato, intitolata Chor-Theater. Genesi di un modello; Tipologie corali nel Novecento, incentrata sull'analisi dell'evoluzione del coro in quanto strumento teatrale, drammaturgico e performativo, è stato estratto il saggio Dal predrammatico al prediscorsivo; Il coro e la “musica del senso”, in Piersandra Di Matteo, Lucia Amara (a cura di-e di), Teatri di Voce, "Culture Teatrali", n. 20, giugno 2011, Edizioni I Quaderni del Battello Ebbro.
La formazione scientifica si e'incentrata, parallelamente, sull'ambito della scenografia, della scenotecnica [ad es. Paola Bignami, Charlotte Ossicini (a cura di-e di), L'album di scenotecnica di Koki Fregni, Clueb, Bologna 2008] e sullo studio del costume teatrale [Paolo Bonora, Charlotte Ossicini e Giuseppe Raffa, From relational metadata standards to CRM ontology: A case study in performing arts documentation, CIDOC 2006 Gothenburg-Sweden]. In particolare e' stata Coordinatrice Responsabile di un progetto di catalogazione informatica di costumi teatrali, (progetto Radames Teatro), esperienza che ha portato all'elaborazione di un manuale metodologico incentrato sullo studio e l'analisi di tale oggetto d'arte: Paola Bignami, Charlotte Ossicini, Il quadridimensionale instabile; Manuale per lo studio del costume teatrale, UTET, Novara 2010. Alle pubblicazioni sopra elencate, oltre a una serie di articoli, si aggiungono: il saggio L'altra meta' della Resistenza e, in collaborazione con Niccolo' Baldari, Concerto, recital di canzoni e spettacolo di lettura scenica dedicato alla Resistenza in Antonella Coppi (a cura di), Remus; Studi e ricerche sulla formazione musicale, atti del convegno, Morlacchi Editore, Perugia 2008; e altre due curatele: Charlotte Ossicini (a cura di-e di), Arnaldo Picchi, iconografia di un regista pedagogo, "Culture Teatrali", n. 17, autunno 2007, Edizioni I Quaderni del Battello Ebbro - all'interno del volume e' contenuto l'elaborato Illustrazioni o bozzetti? scaturito dalla tesi di laurea (relatore A. Picchi) e dedicato all'attivita' dello scultore e scrittore tedesco Ernst Barlach (1870-1938), appartenente al movimento espressionista - e Niccolo' Baldari, Charlotte Ossicini (a cura di-e di), Il testamento della zingara e altri racconti, Persiani Editore, Bologna 2008. Pubblicazione nata dal Festival Menabo'(1958-2008), un concorso multidisciplinare, creato dalle associazioni Teatro dell'Otium e Otiumstrasse, con il patrocinio del Comune e della Provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna.

01 marzo 2011


Il cavaliere di Seingalt
...
liberamente tratto da "Il ritorno di Casanova" di A.Schnitzler

con Giancarlo Romoli

regia
Charlotte Ossicini
Niccolò Baldari

durata: 50 minuti

"[...] Casanova, da tempo non più spinto a vagare per il mondo dal giovanile piacere dell'avventura, ma dall'inquietudine dell'avanzata vecchiaia, fu preso da una così intensa nostalgia per la sua città natale, Venezia, che cominciò a girarle intorno simile a un uccello che vien giù a morire calando da libere altezze in sempre più strette volute..."


"Il ritorno di Casanova" (1918) di Arthur Schnitzler è un romanzo breve, di profonda introspezione psicologica. Casanova giunto alla vecchiaia si ritrova a vivere la definitiva condanna dello scorrere del tempo, quando la psiche tende a chiudersi in se stessa in una claustrofobica coazione a ripetere. Prende forma un doppio nel quale non ci si vuole riconoscere, ma non potendo accettare serenamente la propria condizione, non può esserci altra risposta se non l’inganno, il sotterfugio, il macchiettistico negare ciò che si è diventati. Una tragedia dell’oggi, quanto mai attuale, in una società governata da individui incapaci di mettersi da parte.




17 novembre 2009

Festival Menabò 2008

“MenaBÒ” è un concorso multidisciplinare articolato in cinque sezioni: LETTERATURA, VIDEO, TEATRO, GRAFICA E MUSICA. Ai partecipanti è stato chiesto di creare un’opera originale a partire da un articolo, una foto, una pubblicità, un occhiello, presenti su uno dei 12 numeri de “Il Resto del Carlino” del 1958, precedentemente selezionati dal Comitato Organizzativo, messi a disposizione in formato elettronico sul sito www.otiumstrasse.it, insieme al bando di concorso.
L’intenzione è quella di recuperare la Memoria, che sia della città di Bologna, come dell’Italia, come dei grandi eventi mondiali, attraverso il recupero della cronaca giornalistica del tempo che, per mezzo del medium artistico, è in grado di divenire materia di comunicazione ed espressione del presente.
L’idea è che l’anima di una o più comunità non sia racchiusa solamente in un museo, nelle celebrazioni, nelle testimonianze, nelle targhe commemorative, ma anche nella cronaca giornalistica di piccoli e grandi fatti.
E’ proprio nei quotidiani, infatti, che si possono scorgere le evoluzioni, i numerosi mutamenti e i ricorsi storici, quei dati, spesso dimenticati, che servono a capire il presente.
Attraverso l’intermediazione artistica, questi piccoli frammenti di verità, assumono una nuova luce, nel qui e ora.