13 novembre 2009

Utili Idioti _ Bologna 2 agosto 1980


UTILI IDIOTI
BOLOGNA 2 AGOSTO 1980
di
Giovanni de Leva
Niccolò Baldari
Regia:
Niccolò Baldari
Charlotte Ossicini
Musiche:
Umberto Cavalli
Alice Restani
Con:
Sara Bucci
Francesca Nipoti
Charlotte Ossicini


“Abbiamo bisogno di Utili Idioti che si agitino”. Tale proposito emerse nel corso del convegno organizzato a Roma dall’Istituto Pollio nel 1965, all’interno del quale prese corpo quella strategia della tensione che lega, come un filo rosso, le stragi di Piazza Fontana, di Peteano, di Piazza della Loggia, dell’Italicus e della stazione di Bologna. Da questa frase il titolo dello spettacolo che tenta di chiarire il retroscena della strage del 2 agosto, di svelarne burattini e burattinai. Noi crediamo che il Teatro possa divenire memoria storica, purché ricorra a documenti validi. Per la stesura di Utili idioti si è fatto riferimento, oltre agli atti del convegno Pollio, ad un’informativa della polizia pistoiese del 1948 su Licio Gelli, a “La nostra azione politica”, programma sequestrato a Lisbona nel 1974 e considerato uno dei più autorevoli manifesti della destra eversiva, agli atti del processo della Corte d’Assise di Bologna e a quelli della commissione parlamentare d’inchiesta sulla Loggia P2. Documenti da cui emerge la collusione tra circoli atlantici, neofascisti, servizi segreti e P2, congiunti in un potere occulto capace di orientare la vita pubblica nazionale. Lo scopo perseguito era il controllo dei vertici politici e militari, il mezzo adottato il terrore. Lo dimostrano, tra l’altro, le eloquenti affermazioni del manifesto di Lisbona: “Il terrorismo dovrebbe colpire gli aerei, i treni, le strade per paralizzare la circolazione e rinchiudere così le persone a casa” e, più avanti, “Il terrorismo che dirigeremo distruggerà la fiducia nel potere costituito, disorienterà e dividerà, e alla fine ci garantirà l’adesione delle nostre stesse vittime”. Un crescendo di intenti che precipita nell’ultima, definitiva sentenza: “Occorre un’esplosione da cui non escano che i fantasmi”. Come rappresentare la strage di Bologna ed il progetto politico che ne fu all’origine? Tornando innanzitutto a quella stazione, la mattina del 2 agosto 1980. Evocando, in secondo luogo, le voci, una parrucchiera e una signora a sottolineare metaforicamente la trasversalità sociale del fenomeno, che pronuncino gli intenti, i proclami e le direttive del potere occulto. Svolgendo, infine, la trama in cui sono intessute tutte le stragi di stato italiane, attraverso l’incarnazione delle tre Moire: Cloto, Lachesi, Atropo che nella mitologia greca avevano rispettivamente il compito di svolgere il filo delle vicende umane, svelare i nomi ed attribuirne i ruoli, recidere il filo della vita, quale incarnazione del Fato, della morte, della giustizia. Cosicché utili idioti e gran maestri, burattinai e cavalieri escano da dietro le quinte e recitino il proprio ruolo, finalmente, sulla scena.
Quella mattina sono state assassinate 85 persone, ferite 200.
Cinque gradi di giudizio, dal 1987 al 1995, e relative sentenze hanno identificato esecutori e depistatori della strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Il 23 novembre 1995 la Corte Suprema di Cassazione ha condannato all’ergastolo come esecutori della strage Valerio Giuseppe Fioravanti e Francesca Mambro, per delitto di calunnia (depistaggio) Licio Gelli, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. E i mandanti? Nessun mandante.
Perché questo sipario sia infine sollevato e contro l’oblio del tempo è stato scritto Utili Idioti.